Caro Donadi, stavolta l'hai fatta fuori dal vaso!!




Ho letto, con uno strano senso di amaro in gola, l'intervista che il nostro capogruppo alla Camera ha rilasciato al Corriere della Sera in data 04.08.2012.
Di Massimo Donadi sono stato per lungo tempo un disinteressato estimatore e spesso ne ho condiviso analisi politiche e moderazione dei toni.
Stavolta no, credo proprio l'abbia fatta fuori dal vaso e, quello che mi pare piu' grave, consapevolmente e pubblicamente.
Come giustificare il verbo "scodinzolare" associato alla persona di Antonio Di Pietro? Non si rende conto il buon Donadi che in tal modo offende la storia del nostro Paese (mai andrebbe dimenticato che Mani Pulite e' sui libri di storia e sulle enciclopedie), il suo stesso percorso politico e la passione di tutti quei militanti che senza occupare posizioni di visibilita' e di privilegio ( a lui consentite e certamente meritate sul campo) si battono da sempre per sostenere l'esigenza di cambiamento, di moralizzazione e di meritocrazia di cui nessuno ha saputo farsi interprete in Italia alla pari di Antonio Di Pietro e di Italia dei Valori?
E come valutare il pressing sulla convocazione immediata, in pieno agosto, dell'Esecutivo Nazionale, per altro gia' fissato per settembre alla festa nazionale del partito? Dopo mesi di inutili sollecitazioni a Bersani sull'opportunita' di costruire una base programmatica comune, dovremmo farci dettare i tempi dalle interviste dello stesso Bersani e di D'Alema?
E se davvero i tempi sono cosi' stringenti e decisivi e' opportuno dare in pasto all'opinione pubblica e ai potenziali, riottosi e superbi alleati l'immagine di un partito diviso e autarchico?
E ancora, caro Donadi, davvero pensi che IDV abbia bisogno di imitare qualcuno per esprimere la propria intransigenza su temi quali la lotta alla corruzione, ai privilegi della casta, ai monopoli di Stato e in difesa della Costituzione?
Non si rende conto Donadi che il digerire supinamente l'alleanza con l'UDC, che pure si permette di farci l'esame del sangue, significa rinunciare al bipolarismo, alle scelte operate dai cittadini su programmi e coalizioni, alle battaglie per i diritti civili e rinnegare la nostra opposizione al Governo dei banchieri? In sostanza divenire altra cosa da quello che siamo sempre stati?
Certo la nostra mission e' cambiare l'Italia. Se possibile da posizioni di Governo. Ma se il prezzo da pagare e' annacquare e svendere il nostro DNA e il nostro patrimonio di anni di lotta e di intransigenza sui temi per noi fondanti, non possiamo consentirlo. Diventeremmo inefficaci e inutili per il Paese.

Emilio Iannotta

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