accontentarsi di essere cespuglio o ambire alla pari dignita'politica in seno alla alleanza di centrosinistra?

Le continue e strumentali schermaglie sulla legge elettorale, con l'evidente obiettivo da parte dei partiti maggiori di penalizzare ed escludere dal prossimo Parlamento  le voci critiche del governo Monti: il continuo ricorso al voto di fiducia con la finalita', ormai innegabile, di evitare il dibattito parlamentare e di veder emergere le mille contraddizioni esistenti in seno alla maggioranza che continua a sostenere il governo dei banchieri: le dichiarazioni di Bersani e D'Alema in merito alla auspicata alleanza del PD con l'UDC rinnegando il centrosinistra, che pure governa regioni, province, comuni ed ha appena stravinto le recenti elezioni amministrative; i balbettii e le incertezze di Vendola, che invece di difendere a spada tratta lavoratori e diritti civili si lascia tentare, per evidente tornaconto personale, da alleanze innaturali con il partito dei tre forni, lberista e clericale: sono, in buona sostanza, tutte facce della stessa medaglia essendo evidenti tentativi della casta politica di preservare se stessa e di emarginare un partito scomodo e insidioso quale Italia dei Valori.
Quali in definitiva le accuse che il PD muove a Italia dei Valori: il ricorrente ricorso allo strumento referendario con il quale IDV sollecita i cittadini a esercitare il diritto di scegliere e decidere: la lotta al finanziamento pubblico dei partiti e dei loro giornali, ai privilegi della casta, ai vitalizi; il mancato sostegno al Governo Monti e alle sue politiche liberiste penalizzanti le classi medio-basse dove i tagli ai comuni mortali si praticano tutti i giorni mentre quelli ai monopolisti di Stato, ai grandi manager, ai banchieri i e alle varie caste si annunciano all'infinito; la manifesta non condivisione, in talune circostanze, dell'operato del Presidente Napolitano, quando IDV ha inteso difendere lla Costituzione, la ricerca della verita' e le prerogative parlamentari; la capacita'di farsi interprete della volonta' di cambiamento che emerge forte dal Paese e la dimostrazione, vedi Napoli e Palermo, di avere uomini, idee, determinazione per perseguire progetti ambiziosi e di largo respiro senza accodarsi alle scelte di vecchia politica e di scarso consenso del PD. In definitiva vorrebbero un cespuglio e si ritrovano invece un alleato dignitoso e competitivo.

L'argomento mi consente, passata la sbornia elettorale, di scrivere qualche parola di chiarezza- che pure mi viene sollecitata da piu parti- in merito alle recenti elezioni amministrative di Piedimonte Matese. E'stato evidente a molti- e me ne viene chiesta ragione- che non ho esercitato le mie funzioni di commissario cittadino di Italia dei Valori in queste elezioni. 
In verita' la candidatura di Gianluca Sorrentino, al di là del valore morale e politico della persona- assolutamente fuori discussione-e' avvenuta secondo modalità da me non condivise. Per amicizia e per riconoscenza verso un amico che è tra i fondatori del partito a Piedimonte ( a cui mi legano sentimenti che vanno ben oltre la politica) e per evitare inoltre di frantumare il partito nella mia citta' ho evitato di rendere manifesta la mia non condivisione di una adesione acritica e non coerente con la storia di IDV di Piedimonte Matese alla lista di Piedimonte Democratica. Ho, in definitiva, rinunciato ad esercitare il ruolo che mi competeva per non penalizzare Gianluca. 
In quanto alla sua mancata elezione- che pure alcuni, a volte in maniera evidentemente strumentale, mi addebitano- i fattori sono molteplici e, a mio parere, l'elemento determinante è stata l'accettazione, ancora una volta acritica, dell'alleanza Piedimonte Democratica-PDL di Paolo Romano e la conseguente nascita della lista della Sinistra Matesina. 
L'errore grave è stato di non essere coerenti con la storia pregressa di IDV di Piedimonte Matese, che non ha mai accettato di essere una propaggine o un cespuglio del PD e si è invece sempre caratterizzato per iniziativa, intransigenza, lealtà al centrosinistra, capacità di rinuncia personale.
Questo modo di far politica ci ha portato ad avere, in media, 1/3 dei consensi del PD alle ultime elezioni regionali e provinciali e di divenire, di gran lunga, il terzo partito locale dopo PD e PDL. 
Per quanto mi riguarda l'adesione a Piedimonte Democratica, prima di proporre o autoproporre candidature,  pur riconoscendo il diritto del Sindaco Cappello alla ricandidatura sindacale in funzione dell'impegno profuso nel mandato precedente,  avrebbe dovuto necessariamente passare attraverso il riconoscimento politico di tale risultato e alla accettazione da parte del PD di una alleanza politica tra partiti di pari dignita'. Tanto per intenderci se al PD si riconosceva il Sindaco, certamente non avrebbe dovuto accampare il diritto alla vicesindacatura.
Tutto cio' a tutela del partito e per rispetto dei tanti cittadini di centrosinistra che hanno votato Iannotta e Sorrentino alle elezioni di cui sopra e non Cappello-Iannitti (che pure erano nella stessa coalizione e avevano ben altri ruoli di gestione). 
Certamente se avessi avuto parte attiva nelle trattative pre-elettorali mai e poi mai avrei accettato l'alleanza spuria con una parte significativa del PDL, osteggiata da buona parte della dirigenza cittadina del PD stesso, essendosi il sottoscritto sempre battuto contro i trasversalismi e i facili cambi di casacca, che pure hanno trovato nell'amministrazione Cappello terreno fertile. 
In verità questa mia esigenza di coerenza si è scontrata con la ferma determinazione di Gianluca di candidarsi in quota IDV, senza se e senza ma, con Vincenzo Cappello. Avrei dovuto distruggere un amicizia e spaccare il partito...ho preferito non farlo!!


Emilio Iannotta




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