I difficili rapporti con il PD

Le elezioni regionali e provinciali sono alle porte. Come certamente saprete Italia dei Valori ha fatto da tempo una netta scelta di campo. Crediamo nel bipolarismo e ci collochiamo, senza se e senza ma, nel centrosinistra. E la nostra scelta di campo non è solo dettata dall’essere il centrodestra per noi impraticabile perché quella parte di campo è occupata e indirizzata nelle sue scelte essenziali dal conflitto di interesse politico, mediatico, istituzionale e giudiziario di mister B.

Noi di Italia dei Valori ci riteniamo riformatori e progressisti. Siamo un partito liberale e democratico: crediamo che la libera iniziativa (scevra da conflitti di interessi, oligopoli, false liberalizzazioni, informazione ispirata da centri di potere economici e politici) possa e debba costituire il motore della risalita economica del Paese. Allo stesso tempo siamo un partito solidale che ritiene che uno Stato che si rispetti deve avvertire la necessità di tutelare ogni suo cittadino e di accogliere, nel pieno e rigoroso rispetto delle leggi e degli accordi internazionali, quanti cercano nel nostro Paese accoglienza e un futuro. Uno Stato che offra a tutti gli strumenti, grazie ad una scuola pubblica e ad una sanità pubblica di qualità e fondate sul merito, affinchè ognuno abbia una concreta possibilità per farsi strada nella vita e per non debba temere per la propria salute.

Fatta questa premessa oggi, purtroppo, dobbiamo verificare di essere “sullo stomaco” al nostro principale alleato: il partito democratico. E di dover aspettare una chiarificatrice presa di posizione da parte della sua segreteria. Perché ormai sono quotidiani gli attacchi di dirigenti di primo livello ad Antonio Di Pietro e ad Italia dei Valori.

Eppure a)abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a far parte della coalizione dappertutto; b) abbiamo dato disponibilità a sostenere nuovamente i loro candidati alla carica di Presidente in tutte quelle regioni in cui il centrosinistra ha dato prova di buona amministrazione; c)non abbiamo preteso di indicare alcun candidato Presidente di regione iscritto con IDV; d) abbiamo dato la nostra disponibilità ad allargare la coalizione all’UDC, nonostante che questo partito continui a praticare la politica dei due forni e della convenienza spicciola.

Ebbene tengano bene a mente i soloni del partito democratico: Italia dei Valori, che intende fermamente creare un’alternativa di Governo a quello di mister B, ritenendo quest’ultimo quanto di peggio possa esserci per la nostra nazione, è pur sempre un partito che nasce sull’onda della protesta e già ha dimostrato di saper fare davvero opposizione nel Paese e nel Parlamento. Quasi tutti i nostri dirigenti si sono affacciati alla politica come impegno civico dopo avere dimostrato nella propria professione, in alcuni caso momentaneamente sacrificata, capacità e produttività. Per molti di noi non sarebbe affatto un problema tornare al proprio status precedente. Altri invece hanno fatto della politica una professione e questa è forse la ragione dell’attaccamento ossessivo alle poltrone occupate e l’astio nei confronti di chi, come noi, predica il rinnovamento. Altri hanno bisogno di gestire e essere maggioranza per creare consenso e avere un futuro di visibilità e di agiatezza.

In definitiva mi chiedo: abbiamo fatto proprio bene a dare una cambiale in bianco a questi soloni del partito democratico? Non abbiamo noi delle personalità valide da proporre o imporre, se del caso, al ruolo di Presidente di regione per l’intera coalizione? Dove sta scritto che dobbiamo accettare di essere alleati e prostrarci con chi, a pochi chilometri, ci è avverso?

Sul tema vi invito a leggere e a commentare la lettera cheha scritto Antonio Di Pietro a Pier Luigi Bersani.

Emilio Iannotta


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