Claudio Magris, Paolo Flores D'Arcais, Andrea Camilleri sostengono IDV alle elezioni europee

“La Cultura e l’Europa - Verso una Società della conoscenza” è il convegno organizzato da Italia dei valori, oggi alle 11 a Roma, dove hanno relazionato quattro euro candidati dell’Italia dei Valori, esponenti illustri della cultura italiana, impegnati sui temi della libertà, dell’informazione, dell’università e della ricerca. Trattasi di Luisa Capelli, che da anni si occupa delle libertà e dei diritti connessi alla diffusione delle tecnologie digitali; di Giorgio Pressburger, regista, scrittore, drammaturgo e giornalista; di Nicola Tranfaglia, storico; di Gianni Vattimo, filosofo.

I sondaggi univocamente indicano che proprio tra i ceti acculturati (possesso di diploma e laurea) e tra i giovani Italia dei Valori raccoglie i maggiori consensi.

Andrea Camilleri e Claudio Magris hanno pubblicamente manifestato il proprio sostegno a Italia dei Valori.

Pubblico di seguito, tratta dalla Stampa, un'intervista a Paolo Flores D'Arcais che annuncia altre prestigiose adesioni alla lista di Italia dei Valori

Emilio Iannotta


PAOLO FLORES D'ARCAIS - "DA LIBERTÀ E GIUSTIZIA QUALCUNO LO SEGUIRÀ"
Iacopo Jacoboni per "La Stampa"

Cominciamo dalla fine: «La verità sa qual è? Il mondo intellettuale italiano da anni è stufo degli eredi del vecchio partito dell'egemonia culturale. Soltanto, non tutti hanno avuto la voglia di dirlo apertamente, o l'hanno ritenuto necessario».

Paolo Flores, stavolta non è Nanni Moretti e un gruppo d'intellettuali: il Pd non liquiderà Magris come girotondino, no?
«La scelta di Claudio Magris mi rende felicissimo, e conferma che avevamo ragione noi a fare una battaglia alternativa agli allora Ds. Spero che altre personalità di Libertà e Giustizia seguano il suo esempio».

Scusi, lo spera o lo pensa? Non è che ha in mente Umberto Eco, che molti raccontano insofferente verso le timidezze dei democratici, soprattutto per la carenza di una visione laica della politica?
«Non le faccio dei nomi, io credo che ci saranno altri avvicinamenti; e allontanamenti dall'universo del Pd».

Di Pietro ha qualche merito o solo fortuna, complice il Pd?
«Credo la scelta di Magris dimostri ancora una volta che l'idea di un'Italia dei valori "rozza" è un'invenzione dei suoi avversari politici, e di alcuni dei commentatori. In quest'ultimo anno l'Italia dei valori è stata l'unica forza politica che ha fatto un'opposizione rigorosa e degna del nome, dove sta la rozzezza di Di Pietro?».

Nel giustizialismo, estraneo - almeno in buona parte - al dna della sinistra?
«Il giustizialismo è in realtà la semplice richiesta di far rispettare le leggi».

Lei è un intellettuale militante ma anche uno che ha vissuto da dentro la storia del Pci, il partito di intellettuali e popolo. Com'è potuto accadere che il Pd perdesse gli uni e gli altri?
«Mi iscrissi al Pci 46 anni fa, nel 1963. Certo, la crisi del rapporto di quel mondo con gli intellettuali viene da lontano, ma ha subito un'accelerazione devastante con la catena autodistruttiva di errori realizzati dal ‘92 in poi da questi dirigenti».

Non c'entra anche il fatto che - proprio a partire dagli anni delle svolte su svolte, cioè dal ‘92 - l'idea di intellettuale nel partito s'è trasformata: prima si pensava a Gerratana, Trombadori, per non dire a Galvano Della Volpe. Oggi agli attori amici del segretario. Non crede?
«C'è sicuramente questa idea, l'intellettuale non più come portatore di visione, ma come immagine, di qui attori e cantanti. Ma è una conseguenza. Alla radice c'è la svolta di Occhetto, che non ha potuto o saputo realizzare davvero quel partito azionista di massa che serviva. Si costruì invece un misero punto di equilibrio tra alcune correnti del vecchio Pci, con una piccolissima apertura alla società civile. E dal ‘92 in poi, tutte le occasioni sono state sprecate; fino a resuscitare un Berlusconi che nel 2006 era politicamente morto».

Nelle università quanti pericolosi, futuri dipietristi si annidano?
«Non solo nelle università; basta venire a dibattiti di Micromega per capire che anche gli intellettuali liberali non stanno più col Pd».


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