Governo Monti e linguaggio politico: quando le parole fanno sostanza

Il Presidente Napolitano ha avviato da circa un’ora le consultazioni quando scrivo queste mie riflessioni.

Dalla visione dei programmi televisivi e dalla lettura dei quotidiani on line emerge un uso spesso spericolato, talvolta in modo francamente strumentale, della terminologia politica. E’ vero che troppo caldo è il cadavere del governo di Mister B per attendersi dalla nostra classe politica nominata e da commentatori e giornalisti che non hanno mai dato testimonianza di terzietà e obiettività di giudizio quell’uso accorto delle parole che la situazione pure richiederebbe. Eppure se una fase nuova deve cominciare con il Governo Monti, se davvero vogliamo recuperare credibilità internazionale dopo 17 anni di stravolgimento democratico e informativo (consiglio a tal proposito la lettura dell’ottimo articolo di Francesco Merlo al link http://www.repubblica.it/politica/2011/11/13/news/merlo_13_novembre-24929333/) dobbiamo avere l’onestà intellettuale di chiamare le cose con il loro nome. Di dare a Cesare quello che è di Cesare. E allora come definire il Governo Monti? Innanzitutto Governo del Presidente Napolitano. Il Presidente, forte del prestigio e del consenso che si è meritato nella conduzione del suo mandato, ha dettato tempi e modi delle dimissioni di Mister B; ha preparato il campo a Monti eleggendolo senatore a vita; ha indicato da tempo la strada maestra (unità nazionale, rigore, equità e coesione sociale) per qualsiasi Governo che davvero avesse a cuore le sorti dell’intero Paese. Governo di emergenza nazionale. Perché nessuno può negare lo stato di difficoltà e la perdita di credibilità del debito pubblico italiano e della classe politica italiana. Certo le responsabilità non sono uniformi, certo il debito pubblico viene da lontano. Oggi guardare all’indietro deve servire unicamente a non ripetere gli stessi errori, a non affidare a coloro che hanno prodotto i guasti la ricostruzione del Paese. Ma lo sguardo deve essere proiettato in avanti, in un sussulto comune di orgoglio e di nuova responsabilità. Governo tecnico. Costituito con le migliori competenze e scevro da fibrillazioni, contrattazioni, condizionamenti e rappresentanze partitiche. Credibile all’estero e per i mercati. Efficace e determinato nel concretizzare l’agenda politica del presidente Napolitano di cui sopra. Esplicativo, in tal senso, il veto posto alla presenza di Gianni Letta nell’esecutivo da IDV e PD e la non indicazione da parte degli stessi partiti di uomini che fanno riferimento alle rispettive aree politiche.

Cosa non è, e pertanto come non definire, il Governo Monti? Non è certamente un Governo di larghe intese, né un governo di grande coalizione. Non è un Governo dove PD e IDV stanno insieme al PDL. Semplicemente PD e IDV prendono atto dell’emergenza nazionale e, riconoscendo il ruolo di guida e di tutor del Presidente della Repubblica, assicurano insieme al PDL la maggioranza parlamentare a Monti.

E cosa rappresenta per Italia dei Valori il Governo Monti? La definitiva maturazione. La fase post berlusconiana. Il passaggio dalla più intransigente opposizione alla collaborazione leale con il PD per mettere in campo una alternativa credibile. Accomunata oggi dal riconoscimento del ruolo del Presidente della repubblica , dell’emergenza nazionale e della necessità improcrastinabile di andare alle prossime elezioni con una nuova legge elettorale; domani dalla responsabilità di ricostruire il Paese.

Emilio Iannotta


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Comments

1 Response to "Governo Monti e linguaggio politico: quando le parole fanno sostanza"

antonio_taccone@alice.it ha detto... 17 novembre 2011 11:25

Assolutamente d'accordo. Intanto questo governo ci restituisce una dignità perduta, che è la primissima cosa. I cultori di un astratto formalismo democratico storcono il naso di fronte ad un governo "non supportato dal voto parlamentare" (che indirettamente esprimerebbe un voto popolare), ma poiché in questo Parlamento, anche a causa della legge-porcata, il popolo sovrano ha saputo esprimere solo il peggio e il più marcio di sé (con poche e rare eccezioni, s'intende), l'interrogativo si riduce ad uno solo: preferiamo affidare le nostre sorti a un governo di "supertecnici" che sono anche gente seria, o a dilettanti allo sbaraglio che sono anche delinquenti e pagliacci?
Giudicheremo nel merito dei provvedimenti, e credo che ognuno di noi sia disposto ad accollarsi la sua parte di sacrifici purché siano equi ed equilibrati. Nessuno crede più a promesse miracolistiche e ad improbabili miraggi di benessere. Prometterci vita dura, in questo momento, è di per sé una dimostrazione di serietà e di responsabilità, se ci ricordiamo delle coreografie oscene cui abbiamo assistito fino a poco tempo addietro quando ci si dava a bere che l'emergenza NON ESISTESSE.
E, sinceramente, trovo che la IdV (i suoi vertici) stesse commettendo un grave errore strategico con le prese di posizione pregiudizialmente ostili, dalle quali per fortuna sembra essersi oggi convertita ad una considerazione più realistica dei nostri veri interessi.

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